Il Sanremo di Bonolis ci ha messo in un'aspettativa di stile e di cultura molto differente da quanto abbiano saputo fare i vari precedessori, i Baudo, le Carrà, ecc, che, rispetto al Bonolis sono portatori stanchi di una cultura popolare, sana ma limitata e mortifera, decomposta dalla noia e prevedibilità.
Bonolis, nella sua esplosiva personalità densa di riferimenti culturali e musicali di epoche culturalmente fondamentali, rappresenta un punto di svolta in un panorama televisivo le cui uniche novità sono le incredibili malignità mediatiche degli insegnanti di Amici di Maria De Filippi...
Almeno in lui si avvertono una sana e forte emotività e solo sane pulsioni maschili e non già elementi spuri di personalità invidiose e competitive. Ci ha fatto molto piacere quindi vederlo ieri sera alla conduzione del Festival più grande d'Italia che ne ha ricevuto una ventata di profondità e contemporaneità.
E' stato spiazzante l'intervento da New York di Miguel D'Escoto, un intervento inframmezzato nella gara senza soluzione di continuità e che ci è sembrato anche un po' discontinuo con lo scorrere del programma, ma che ha dato un chiaro segnale della direzione da social network che si voleva dare all'evento. Scontata la presenza femminile, che avremmo preferito meno imbranata ( circolano già foto della Piovan senza mutandine che scende dalla scalinata! ).
Le canzoni non sono state gli elementi più significativi dell'evento. Ci sono troppi personaggi surgelati che vengono scongelati solo a Sanremo ...mi spiegate perchè Leali, Sal da Vinci, Patty Pravo, la Zanicchi Masini, Alexia, cantano solo una volta l'anno a Sanremo???? e in certi casi lo fanno anche da quarant'anni.....non esiste un ricambio generazionale??? Lo stesso Marco Carta, giovanissimo e già vip, non possiede alcun elemento di vera novità generazionale....Per fortuna aver ascoltato gli Afterhours sul palco( il leader ha tenuto gli occhi sempre rigorosamente chiusi...tutto l'opposto di ciò che suggeriscono le scuole di portamento in musica.... ) è stato un evento nuovo, possano piacere o no.
Ovviamente il palco si è incendiato con l'arrivo di Benigni. il premio quasi Nobel ( qualcuno lo ha proposto
) si è comportato da par suo, affidando al suo incredibile carisma una miriade di messaggi politici e generazionali. Ancora una volta ci viene dalla satira e dai comici una serie di riflessioni profonde sul tempo che viviamo.
Con il tempo anche il suo rapporto con Berlusconi si è, giocoforza, colorato d'affetto, mentre sconsolate appaiono le battute su Veltroni e sul tempo che fu che vide Bertinotti e Diliberto in parlamento.
A volte basta davvero solo una battuta indovinata per scoprire tutto la miseria di un'epoca politica.
Ma, il suo carisma ha davvero brillato come una carica di dinamite quando ha parlato da par suo di omosessuali. La sua semplicità è stata essenziale, l'amore con cui è stata letta una meravigliosa lettera d'amore di Oscar Wilde, accusato e per questo poi morto, di oscenità e sodomia, in tempi in cui ciò costava una intera vita è stato quanto di più toccante potesse esser detto o fatto sull'argomento.
Perchè davvero. come con poche parole Benigni ha detto " non c'e' cosa piu' atroce di uccidere una persona perche' amava un'altra persona" e ancora oggi non si può "parlare di omosessuali con una certa rozzezza"...parola quest'ultima che molto spesso si intravede nel pensiero di molti.
Il miracolo della semplicità di Benigni ha scardinato molti cuori.
Ma questa semplicità io l'ho vita anche nello splendido pezzo di Povia. E' un pezzo che a fronte delle strumentalizzazioni, ancora una volta mette fuori campo la stupidità e la rozzezza.
il pezzo parla di una ricerca d'identità dolorosa, di traguardi di vita sperimentati e raggiunti, di figure parentali incombenti e castranti....argomenti scabrosi affontati con una semplicità e una leggerezza di cuore davvero tanto coinvolgenti. Non capisco davvero le prese di posizione di Grillini e delle associazioni gay.
Il campo sessuale non deve essere minato da pregiudizi: nè da un lato nè dall'altro. Non si deve tifare come in un campo da calcio per l'uno o l'altro dei contendenti, indossando una maglia etero oppure una gay.
La vita è sfumatura e ricerca. Io i pregiudizi non li accetto nè in in campo nè nell'altro e in quest'ottica la ricerca della propria identità sessuale in un ragazzo non deve in nessun caso scandalizzare nessuno.




































